Dinanzi agli interrogativi
esistenziali, Alfredo Poli offre con onestà e coraggio il suo sentire “alla
fonte”, con la forza di guardare le cose senza illusioni.
Nasce il libro di poesie
“Similoro”, intendendo con tale nome la preziosità non arrogante di tutto ciò
che viene percepito nel profondo, faccia parte esso del mondo reale o di quello
sconosciuto.
Nel silenzio e nella libertà
prende forma un “pensiero poetico” o una “poesia pensante” tesa all’essenziale;
libera di essere nella selva dei segni, e di attingere all’invisibile, nello
spazio ignoto legittimato ad esistere in quanto legato all’uomo e per questo
vero territorio sacro.
Siamo al limite delle cose dove
lo sconosciuto danza e dove i mille frammenti dell’animo umano tentano una armonica
ricomposizione: le cristalline geometrie della ragione con ciò che erompe dalle viscere; la paura dei
sentimenti con il viverli; le stagioni e
gli abissi …
Alfredo accoglie i segni che
emergono dall’intimo per trovare una continuità che superi il dolore della
contingenza; resta il timore confessato del possibile tradimento del sentire
quando esso diventa segno, parola, forse perdendo già qualcosa di distintivo e
faticosamente comunicabile.
Ma scrivere è esseri reali, ha
detto Anna Maria Ortese.
E di questa realtà gliene siamo
grati.
Giuliana Magalini
Noi siamo grati ad Alfredo Poli per aver accettato i nostri inviti agli incontri di poesia. Lo vorremmo come ospite e relatore per la serata in programma in autunno: "Il poeta chi è?"

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