Io non piango per il gelo profondo
che ha distrutto il mio orto e le piante.
Né per il giardino sepolto di neve
in cui gli alberi, ormai scheletri bianchi,
custodiscono il sonno delle memorie.
Io non piango per voi creature
già morte nel bianco cimitero
che era il mio verde e fiorito giardino,
ma per il calicanto che pur vive ancora
e fiorisce testardo sul nudo ramo.
Per te io piango, ostinato,
profumatissimo fiore dal cuore ferito.
Pallido e giallo come il sole d'inverno,
il tuo colore di vita prematura
rimprovera la morte che sta intorno.
Per te io piango, primo e ultimo fiore
della stagion sbagliata,
e per me, che il tuo fiorire desolato
volutamente ignoro
e pur m'è gelo e sgomento
domani.
Lucia Franzini
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